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Festività

LA MARCIA SU ROMA

Un secolo fa ebbe luogo la marcia su Roma, manifestazione eversiva organizzata dal partito fascista con lo scopo di favorire l’ascesa al governo di Benito Mussolini. 

Il 30 ottobre 1922 il re Vittorio Emanuele III incaricò Mussolini di formare un nuovo governo. 

https://youtu.be/wbAW__BY5to 

Il prof. Marco Mondini racconta nei suoi particolari come si svolse questo avvenimento che ha segnato la storia d’Italia: 

https://youtu.be/jTtUKiawBqA  

La marcia su Roma è stato argomento sia del cinema che della televisione. 

Tra i film si possono citare alcuni di propaganda fascista quali “A noi”,”Camicia nera”, Vecchia guardia” e “Redenzione” girati tra il 1923 e il 1943, e altri successivi al 1945, di cui “La marcia su  Roma”, diretto da Dino Risi e interpretato da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, è il più famoso. 

Il film è una ricostruzione satirica dell’avvento del fascismo. 

Questa scena ricorda le parole del prof. Mondini nel precedente video, sulle precarie condizioni dei rivoltosi. 

https://youtu.be/pwtQuli3MCw  

La scena finale mostra il Re che, dopo aver eliminato la minaccia dei sovversivi, si illude che il regime possa essere sostituito da un governo liberale moderato in poco tempo. 

https://youtu.be/Y9S8NzQLGyM  

FESTA DEGLI INNAMORATI

14 febbraio – San Valentino – Festa degli Innamorati.

Paolo e Francesca sono due amanti che, pur essendo entrati a far parte dell’immaginario popolare sentimentale, sono stati condannati da Dante all’Inferno nel Canto V e posti nel cerchio dei lussuriosi.

https://youtu.be/1rSIxdojxR8

La storia si svolge nel castello di Gradara, in provincia di Pesaro e Urbino,  soggetto nei secoli al dominio delle famiglie Malatesta, Sforza e Della Rovere.

Gradara è meta ideale per gli innamorati, non solo grazie alla magia che riesce ad evocare la visita al castello, ma anche alla bellezza dei dintorni.

Attorno al castello si possono percorrere i sentieri che cingono la collina, dalla quale si può ammirare il paesaggio rurale del pesarese e uno spettacolare scorcio sul mare.

https://youtu.be/rWzqBkvoZsI

La Rocca di Gradara e il suo borgo rappresentano una delle strutture medievali meglio conservate d’Italia e le due cinte murarie che proteggono la fortezza la rendono anche una delle più imponenti.

https://youtu.be/QVSIwod4HJg

Se si parla di innamorati non si può non parlare della dimostrazione d’amore per eccellenza … il bacio!

“Ma poi che cos’è un bacio? Un giuramento fatto poco più da presso, un più preciso patto, una confessione che sigillar si vuole, un apostrofo rosa messo tra le parole «T’amo»; un segreto detto sulla bocca, un istante d’infinito che ha il fruscio d’un’ape tra le piante, una comunione che ha gusto di fiore, un mezzo di potersi respirare un po’ il cuore e assaporarsi l’anima a fior di labbra.”

Così lo definiva Edmond Rostand attraverso il suo personaggio Cyrano di Bergerac.

Il bacio è stato più volte rappresentato nell’arte da diversi artisti, ma fu il dipinto di Francesco Hayez del 1859 quello che è servito d’ispirazione per creare l’immagine simbolo del bacio più dolce: il Bacio Perugina.

Federico Seneca, pittore, grafico e direttore artistico della Perugina negli anni ’20, è stato colui che ha inventato la coppia di amanti su sfondo blu, ispirandosi al celebre “Bacio” di Hayez: ne ridipinge lo sfondo annullando ogni ambientazione e aggiorna gli abiti dei protagonisti.

Ma la creazione del famoso cioccolatino lo dobbiamo ad una donna: Luisa Spagnoli:

https://youtu.be/BgIFVFIyPOQ

L’idea dei cartigli all’interno dell’involucro argenteo (colore della luce lunare) fu importata dall’America negli anni ’30  da Buitoni.

Il più romantico dei cioccolatini, proprio quest’anno, compie 100 anni e viene celebrato così dall’azienda che lo produce:

https://youtu.be/vMe__lmY5pw

Quando si parla d’amore e di innamorati ci vuole assolutamente un po’ di musica!

Vi lascio all’ascolto di una canzone molto romantica e poco conosciuta di Edoardo Vianello, dal titolo “Amore mio”:

https://youtu.be/LGt2LhsdrR0

I RE MAGI

Ci avviciniamo all’Epifania (che tutte le feste porta via …) e, quindi, si parla di Re Magi.

Il termine “Magi” deriva da una parola in persiano antico magüsh, con cui venivano chiamati nell’Impero persiano i sacerdoti di Zoroastro. E’ probabile che fossero dei sapienti, magari anche conoscitori delle arti magiche, o uomini di scienza e lettere.

Il Vangelo di Matteo è l’unico a fare cenno alle figure dei Re Magi. L’evangelista parla di tre Magi giunti da Oriente a Gerusalemme seguendo la scia di una stella attraverso il cielo. Giunti alla corte di Re Erode gli domandarono dove potessero trovare il Re dei Giudei, per andare ad adorarlo.

Erode, dopo aver sentito i suoi sapienti, disse ai Re Magi di recarsi a Betlemme e di riportargli notizie del bambino per rendergli omaggio. In realtà voleva ucciderlo per evitare di perdere il suo potere.

I Magi portano al nuovo nato tre doni: Melchiorre porta l’oro, dono riservato ai sovrani, con il quale viene riconosciuta la regalità del bambino; l’incenso, offerto da Gaspare, viene usato da sempre in ambito religioso per riconoscere la natura divina di Gesù; infine, Baldassarre con la mirra, una pianta dalla quale si estrae una resina per produrre un unguento usato per il culto dei morti, oltre che con scopi medicinali, a simboleggiare l’investitura di Gesù. Infatti, Cristo è “unto”.

Per quanto riguarda il nome dei Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre sono i più accreditati per la tradizione occidentale.

Melchiorre è il più anziano e il suo nome deriva da Melech “Re”, Baldassare deve probabilmente il suo nome al re babilonese Balthazar, e Gaspare, o Galgalath per i greci, significa “signore di Saba”.

Un’altra tradizione sostiene  Baldassarre come Re dell’Arabia, Melchiorre come Re della Persia e Gaspare come Re dell’India. Ma non c’è nulla di certo.

Gli artisti hanno attribuito loro caratteristiche fisiche ricorrenti all’epoca per coprire tutti i continenti fino allora conosciuti, e tre età diverse a simboleggiare le tre età dell’uomo.

Sebbene sappiamo poco della vita dei  Re Magi, nella città di Milano, la Basilica di Sant’Eustorgio è meta di pellegrinaggio per coloro che vogliono rendere culto a queste tre figure:

https://youtu.be/YdC-BzYse4Q

CAPODANNO E MUSICA

Le celebrazioni per il Capodanno sono, ovunque, il 31 dicembre e il 1º gennaio, ma non sempre fu così.

Nell’antica Roma iniziarono a celebrare il nuovo anno a dicembre solo un secolo e mezzo prima della nascita di Cristo, perché per loro l’inizio del nuovo anno era il primo di marzo.

Fu Numa Pompilio, secondo re di Roma, a fissare la data al primo giorno del mese dedicato a Marte, dio della guerra. Forse anche perché marzo è il mese in cui la natura si risveglia dall’inverno e indica un “nuovo inizio”.

Quando e come i romani spostarono l’inizio del nuovo anno al mese di gennaio è una questione molto dibattuta.

Alcuni ritengono che sia stato nel 191 a.C., quando fu promulgata una legge che lasciava discrezionalità alla possibilità di utilizzare o di omettere il mese intercalare che serviva per allineare l’anno solare alle stagioni. Altri credono che sia stato lo stesso Giulio Cesare con la sua riforma del calendario nel 46 a.C. a spostare l’inizio dell’anno due mesi prima.

Invece, i festeggiamenti per il nuovo anno non erano molto diversi da come lo festeggiamo oggi.

Erano molto entusiasti dello scambio di regali che, il più delle volte, erano molto semplici: fichi secchi, datteri, noci e miele: simbolo di abbondanza e augurio che il nuovo anno sia generoso. Un altro regalo tradizionale erano i piatti pieni di ghiande, che simboleggiavano la forza.

Chissà se la musica faceva parte dei loro festeggiamenti?

Di una cosa siamo sicuri: per noi non c’è Capodanno senza musica!

In tante città e piazze si organizzano concerti per ricevere il nuovo anno.

Il più tradizionale è il Concerto di Capodanno di Vienna che tiene la Filarmonica di Vienna nella sala dorata del Musikverein di quella città.

Il primo concerto risale al 1939, in seguito all’annessione dell’Austria alla Germania, diventando una provincia del Terzo Reich.

L’allora direttore della Filarmonica di Vienna, Clemens Krauss, decise di dedicare interamente il concerto a Johann Strauss figlio ed ebbe luogo il 31 dicembre 1939.

L’anno successivo non ci fu concerto, ma riprese il 1º gennaio 1941, sempre con la direzione di Krauss e si rinnova ogni anno.

Il programma conclude, come di consueto, con l’esecuzione di una polka veloce, il valzer “Sul bel Danubio blu” e la “Marcia di Radetzky”.

Nel 2004 è nato il Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice di Venezia, come evento straordinario culmine degli eventi commemorativi della ricostruzione del Teatro dopo l’incendio doloso che lo distrusse il 29 gennaio  1996.

Durante il concerto, ormai diventato un appuntamento tradizionale, viene eseguito un programma con brani del repertorio lirico, operistico e sinfonico, principalmente italiano, ma anche internazionale.

Abitualmente il concerto si conclude con l’esecuzione di due composizioni di Giuseppe Verdi:  il coro “Va, pensiero” dall’opera Nabucco  e il celebre brindisi “Libiamo ne’ lieti calici” da La Traviata.

Immaginiamo di essere al Teatro La Fenice e brindiamo insieme all’arrivo del nuovo anno: https://youtu.be/rMWLYJQ3UlI

BUON NATALE !

La distanza non ci consente di farci gli auguri di persona, quindi ho deciso di condividere con voi alcuni testi che riguardano il Natale … è un modo per festeggiarlo insieme.

Iniziamo con la poesia di Giovanni Pascoli “Le ciaramelle”:

https://youtu.be/QcXGIAd8uco

“Il dono di Natale” è un suggestivo racconto di Grazia Deledda:

https://youtu.be/hVdXoUXUj7A

Ed anche Giuseppe Ungaretti ci ha lasciato questa breve poesia sul Natale:

https://youtu.be/l-laJwT2k6I

A Natale non può mancare la musica.  Ascoltiamo  “Quanno nascette ninno”, cantata da Massimo Ranieri accompagnato dall’orchestra diretta dal Mº Ennio Morricone, nella magnifica Basilica Superiore di Assisi:

https://youtu.be/cJwRV45FfYU

IL NATALE A PIAZZA SAN PIETRO

L’albero di Natale è, insieme con la tradizione del presepe, una diffusa usanza natalizia.

L’immagine dell’albero come simbolo che collega il Cielo supremo sede della Divinità e la Terra, ha origini molto antiche.

Nella tradizione milanese l’albero di Natale viene preparato a Sant’Ambrogio (patrono di Milano) il 7 dicembre, mentre nella tradizione barese è allestito a San Nicola (patrono di Bari), il 6 dicembre.

Un’altra usanza prevede la preparazione l’8 dicembre, durante la festività cattolica dell’Immacolata Concezione.

A partire dal 1982, per espresso volere di Papa Giovanni Paolo II, è iniziata la tradizione dell’albero di Natale in Piazza San Pietro: quell’anno il Santo Padre aveva ricevuto in dono da un contadino polacco un abete che aveva portato fino a Roma.

A ricordo della Natività del Salvatore, viene allestito il Presepe ai piedi dell’Obelisco vaticano.

Alla sua destra viene eretto l’albero di Natale, un abete donato al Papa di anno in anno da una diversa regione montana dell’Europa.

Quest’anno il Presepe giunge dalle Ande, dal villaggio di Chopcca, una comunità rurale di lingua quechua che si trova ad est della città di Huancavelica in Perù, in un territorio attraversato dal Sentiero Inca.

Le statue del Bambino Gesù, della Vergine Maria, di San Giuseppe, dei  Re Magi e dei pastori sono a grandezza naturale, realizzati in ceramica, in legno maguey (agave) e vetroresina, e sono vestite con i tipici costumi Chopcca.

I Re Magi hanno delle bisacce o sacchi contenenti alimenti caratteristici di Huancavelica, come patate, quinoa, kiwicha, caňihua e sono accompagnati da dei  lama che portano sul dorso una bandiera peruviana.

Nel Presepe ci sono anche statue dei diversi animali appartenenti alla fauna locale come: alpaca, vigogne, pecore, “vizcachas”, “parihuanas” e il “cóndor” andino, simbolo nazionale del Perù.

Il Presepe peruviano vuole ricordare i 200 anni dell’indipendenza del Paese, riprodurre uno spaccato della vita dei popoli delle Ande e simboleggiare la chiamata universale alla salvezza.

https://youtu.be/l6XgbG0FIas

L’albero di Natale  è un abete rosso o peccio (Picea abies) di circa 28 metri proveniente da Andalo, in Trentino, nel comprensorio Dolomiti Paganella.

Andalo, uno dei comuni aderenti al Parco Naturale Adamello Brenta, è circondato da boschi in prevalenza composti da aghifoglie e latifoglie.

In Piazza San Pietro l’albero e il Presepe vengono solitamente inaugurati la sera del 7 dicembre, vigilia della festa dell’Immacolata Concezione, e spenti il giorno della solennità del battesimo del Signore, la domenica successiva alla festa dell’Epifania, che secondo il calendario liturgico conclude il tempo di Natale.

https://youtu.be/O-H7ifIZdRg

 

IMMACOLATA CONCEZIONE

L’8 dicembre di ogni anno è la festa dell’Immacolata Concezione, dogma cattolico proclamato da Papa Pio IX proprio l’8 dicembre 1854, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Il Prof. Ferdinando Boero commenta in questo modo quanto sopra:

https://youtu.be/c5QwbUnuoj0

Questo dogma è stato  ampiamente rappresentato nell’arte:

https://youtu.be/PyVZ2Dyfyc4

Una incursione nel territorio dell’alta letteratura ci permette di verificare come nel corso del Medioevo la devozione mariana sia diffusa sia nel popolo dei credenti come in quello degli intellettuali e dei letterati.

Con l’avvento dell’Umanesimo, del Rinascimento e della Modernità si crea una frattura tra il popolo che continua ad essere devoto alla Madre di Dio ed i letterati che, in rarissimi casi, le dedicano componimenti.

Le tre principali opere letterarie dell’Europa del ‘300, scritte da fiorentini, la Divina Commedia di Dante, il Canzoniere di Petrarca e il Decameron di Boccaccio, si concludono idealmente con una preghiera alla Vergine (nei primi due casi) o con una chiara allusione a Lei  (nell’opera del Boccaccio).

L’ispirazione mariana trova in Dante un’espressione poeticamente e teologicamente perfetta. Egli ha il merito di aver visto Maria all’interno del mistero della Redenzione.

Petrarca nella canzone alla Vergine bella tocca vertici altissimi di poesia, ammantati di teologia:

https://youtu.be/MNwmAyav4Bk

Boccaccio non può concludere una commedia umana e mondana come il Decameron con la Madonna, Madre di Dio. L’autore pone, quindi una Madonna tutta terrena, che presenta, senza dubbio, somiglianze con Maria.

Se pensiamo alle  composizioni scritte espressamente per l’Immacolata, si deve prendere il via  dal Tota pulchra in gregoriano, risalente al IV secolo:

https://youtu.be/d391vKzANfM

A Roma, in Piazza Mignanelli, a pochi passi dalla Scalinata di Trinità dei Monti, si trova la colonna dedicata al dogma dell’Immacolata Concezione.

Nel 1777, durante i lavori di rinforzo delle fondamenta di un edificio donato da Pio VI alle monache Benedettine di S. Maria in Campomarzio, venne alla luce una colonna di marmo di notevoli dimensioni: 11,85 metri di altezza e un diametro di 1,45 metri.

Il Papa ne ordinò l’estrazione e la colonna giacque per 77 anni accanto al Palazzo di Montecitorio dove era stata trasportata.

L’8 dicembre 1854 Papa Pio IX proclamò solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione con la Costituzione Apostolica Ineffabilis Deus, esprimendo la volontà di erigere a Roma un monumento che ricordasse l’evento.

La colonna fu prima ripulita e poi portata da Piazza Montecitorio fino a Piazza di Spagna, luogo scelto dallo stesso Papa. I lavori furono finanziati da Ferdinando II Re delle Due Sicilie, come atto simbolico di riconciliazione con la Chiesa.

Il 18 dicembre 1856 duecento pompieri parteciparono all’innalzamento della colonna. E sempre i pompieri, il 5 agosto 1857 posizionarono sopra la colonna la statua in bronzo della Vergine, realizzata da Giuseppe Obici.

L’inaugurazione del monumento avvenne l’8 dicembre 1857 alla presenza di Papa Pio IX.

Alla base sono presenti le statue dei quattro profeti che nella loro vita ebbero modo di parlare della Vergine: Mosè, Isaia, Ezechiele e David.

I bassorilievi del basamento rappresentano l’Annunciazione, il Sogno di Giuseppe, l’Incoronazione e la Promulgazione del Dogma dell’Immacolata.

Fu Pio XII che iniziò per primo ad inviare i fiori in occasione della solennità mariana e l’8 dicembre 1953, giorno dell’apertura dell’Anno Mariano, a recarsi personalmente in Piazza di Spagna.

Questa tradizione dura tuttora ed è molto cara al popolo romano.

https://youtu.be/OsF8xVYxBHE

CRISTOFORO COLOMBO

“Cominciai a navigare per mare ad un’età molto giovane, e ho continuato fino ad ora. Questa professione crea in me una curiosità circa i segreti del mondo. Durante gli anni della mia formazione, studiai testi di ogni genere: cosmografia, storie, cronache, filosofia e altre discipline. Attraverso questi scritti, la mano di nostro Signore aprì la mia mente alla possibilità di navigare fino alle Indie, e mi diede la volontà di tentare questo viaggio. Chi potrebbe dubitare che questo lampo di conoscenza non fosse l’opera dello Spirito Santo?”

Dal “Libro delle profezie”, una raccolta di rivelazioni religiose apocalittiche,  scritto da Cristoforo Colombo dopo il suo terzo viaggio nel Nuovo Mondo.

In questa sorta di diario trasmette l’idea medievale degli eventi che dovrebbero verificarsi prima della fine del mondo:

  • il cristianesimo deve  essere diffuso ovunque

  • il Giardino dell’Eden deve essere trovato

  • un’ultima crociata deve riprendersi la Terra Santa

  • deve essere scelto un Mondiale Imperatore che, nella mente di Cristoforo Colombo, dovrebbero essere i Re Cattolici, tenuto conto del loro grande potere e convinzione religiosa.

Torniamo a ritroso e ripercorriamo la vita di Cristoforo Colombo a partire dal suo primo viaggio esplorativo: https://youtu.be/arnQXPzmfu0

Molto si è scritto e discusso su Cristoforo Colombo e sulla scoperta dell’America. Ma siamo sicuri che il navigatore genovese sia stato il primo ad arrivare in quelle terre?

Il Prof. Giulio Guidorizzi, studioso di mitologia classica e di antropologia del mondo antico, ci fornisce alcune notizie in merito:

https://youtu.be/hhR2-SBHu5Y

Molti altri conoscevano l’America e alcune curiosità ci sveleranno influenze che arrivano fino ai giorni nostri: https://youtu.be/UASXuSBrKJ8

A 570 anni dalla nascita di Cristoforo Colombo abbiamo ancora tanto da scoprire su di lui …

SAN GIUSEPPE, FESTA DEL PAPA’

Proprio come in altri Paesi del Mediterraneo come Spagna e Portogallo,  la Festa del Papà si svolge il 19 marzo , il giorno che la tradizione cattolica dedica a San Giuseppe.

Il culto di San Giuseppe, padre putativo di Gesù, era praticato nella Chiesa d’Oriente già nel IV secolo. Nel VII secolo la Chiesa Ortodossa Copta ricordava la sua morte il 20 luglio e in Occidente il culto fu celebrato dai monaci benedettini nel 1030.

Nel ‘500 papa Sisto IV introduce ufficialmente nel calendario romano il culto di San Giuseppe e, nel 1871, diventa patrono dei padri e della Chiesa.

Di solito quel giorno vi sono processioni sia nelle città che nei piccoli paesi.

A Vibo Valentia (Calabria)  fa parte della cerimonia “la discesa di San Giuseppe”: https://youtu.be/Olt1dK3dmQA

 

La principale espressione gastronomica della devozione popolare verso i Santi sono i dolci. Le frittelle, dolci o salate,  fanno parte della tradizione per festeggiare San Giuseppe.

In Sicilia sono i crespeddi, farciti  di ricotta e di filetti d’acciuga, mentre in Campania sono le zeppole, modellate a ciambellina, arrotolate, fatte con impasto di farina bianca, zucchero e un po’ di liquore, si friggono nell’olio o si cuociono al forno, per poi imbiancarle con zucchero a velo.

In Umbria le frittelle le fanno di riso e in Toscana uniscono riso, latte, farina, uova e zucchero.

Nel Lazio e un po’ dappertutto in Italia sono tipici i bignè di San Giuseppe, ripieni di crema.

Ecco il pane di San Giuseppe che si usa fare in Sicilia:

https://youtu.be/eYW_HHqxypE

Il 19 marzo indica anche il passaggio dall’inverno alla primavera e la rinascita della natura e sono molto diffusi i falò: in alcune zone i burattini – di solito a forma di strega – vengono bruciati come a simboleggiare l’addio al vecchio (l’inverno) ed il benvenuto al nuovo (la primavera).

In altri luoghi, come a San Balestrino (Savona) si usano le ramaglie, che vengono tagliate per la pulizia dei giardini, per fare il falò:

https://youtu.be/XJ_CVt-LqSY

 

8 MARZO – FESTA DELLA DONNA 

Tra febbraio e marzo fiorisce la mimosa, diventata simbolo della Festa della donna dal 1946 secondo un’idea di Teresa Noce (partigiana, politica e antifascista italiana), di Rita Montagnana (esponente e parlamentare del Partito Comunista Italiano) e di Teresa Mattei (partigiana, politica e pedagogista italiana): https://youtu.be/cQ_cOXb8mFE

La “Giornata internazionale dei diritti della donna” ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo.

Questa celebrazione si tiene negli Stati Uniti d’America dal 1909 ed in Italia dal 1922: https://youtu.be/fVTUwmJ3QEs

Ricordiamo le cinque scienziate italiane più famose al mondo:

https://youtu.be/XfAhcmM6cJ8

Anche la letteratura italiana del primo Novecento annovera scrittrici molto importanti: https://youtu.be/1oG_NWKHf4o

Lo sport italiano non è da meno e ci sono donne che hanno fatto storia:

https://youtu.be/0FvCaouS4l4

Visto che l’attualità ci si impone ogni giorno, mi sembra alquanto doveroso in questo particolare periodo di pandemia ricordare, elogiare ed ammirare le tre ricercatrici italiane che hanno isolato il Coronavirus: https://youtu.be/LsBqTb0fWJc

L’8 marzo è una giornata di festa e non c’è festa senza musica.

Quindi chiudiamo in bellezza ascoltando I Pooh (gruppo musicale italiano  storico di soli uomini) rendere omaggio alle donne italiane.

Fate attenzione alle parole perché sono molto significative: https://youtu.be/gxclxNb4Frs

 

E’ CARNEVALE ! 

“A Carnevale ogni scherzo vale”

Goethe diceva che il Carnevale non era una festa che si offriva al popolo, ma una festa che il popolo offriva a se stesso, dove il mondo si rovesciava, si sbeffeggiavano le autorità, e il servo diventava padrone e il padrone servo.

La celebrazione del carnevale ha origini in festività molto antiche, come le “dionisiache” greche o i “saturnali” romani.

Nel IX e X secolo i giorni di questa festa erano detti anche “giorni dei folli”: il travestimento e l’uso della maschera  vennero introdotti per evitare di riconoscere i protagonisti dei tanti eccessi.

Nel Medioevo, con l’aumento del potere della Chiesa Cattolica, divenne sempre più importante la funzione purificatrice e propiziatoria attribuita a questo periodo del calendario che coincideva con l’inizio del nuovo ciclo agrario.

L’etimologia della parola “carnevale” ha varie interpretazioni, tra cui per alcuni deriverebbe da “cursus navalis” che indicava i carri su cui si sfilava nelle parate romane durante la festa; per altri da “carmen levare”, cioè intonare un canto, il modo più popolare per fare festa; e per altri ancora, il nome proverrebbe dal “carnem levare”, cioè “levare la carne” con il quale si avvertiva il popolo che alla fine della festa sarebbe cominciato un periodo di digiuno, ossia la Quaresima.

Il Carnevale è una festa tipicamente italiana il cui nome è passato al francese carnaval, allo spagnolo carnaval, all’inglese carnival, al tedesco Karneval e in molte altre lingue.

Ecco a voi i 10 Carnevali più famosi d’Italia: https://youtu.be/dY_O9yerm1k

Il Carnevale di Venezia viene inaugurato ogni anno con il tradizionale “Volo dell’Angelo” , la cui origine risale alla metà del Cinquecento quando un giovane acrobata turco riuscì, aiutato solo da un bilanciere, ad arrivare alla cella campanaria del campanile di San Marco camminando sopra una lunghissima fune che partiva da una barca ancorata sul molo della Piazzetta. Nella discesa, invece, raggiunse la balconata del Palazzo Ducale, porgendo gli omaggi al Doge.

Questa impresa, chiamata Svolo del Turco, suscitò l’entusiasmo di tutti, si ripeté ogni anno e divenne la cerimonia ufficiale per l’ apertura del Carnevale di Venezia: https://youtu.be/PAIF3GHHAwo

Se le grandi festività come il Natale e la Pasqua sono soprattutto celebrate nell’intimità della famiglia e a casa, il Carnevale si festeggia all’aperto e in comunità.

Per questo motivo i dolci tradizionali di questa festa sono di facile e veloce realizzazione perché alle origini si preparavano per strada, dove il popolo li avrebbe mangiati.

La cottura regina del Carnevale è quella della pasta  fritta guarnita di miele o zucchero. I dolci  possono avere forme e nomi diversi a seconda della regione in cui vengono fatti: tortelli o chiacchiere in Lombardia, cicerchiata in Puglia e Calabria, zeppole in Veneto, pignoccata in Sicilia, e via dicendo.

Il Carnevale è stato anche motivo di ispirazione per alcuni compositori.

Nel 1829 Nicolò Paganini compose le Variazioni sulla canzone veneziana “Oh, mamma, mamma cara”, nota come il Carnevale di Venezia.

Il brano è costruito secondo la tradizione del virtuosismo del primo Ottocento, e il tema leggero della canzone veneziana si presta alla perfezione per essere rivoltato, riletto, velocizzato e usato a modo di gioco da Paganini e dalla sua immensa padronanza dello strumento.

https://youtu.be/YS9DZRGNcl8

RE MAGI O BEFANA? 

Il lungo periodo delle feste, dedicate anticamente al solstizio d’inverno, è chiuso dall’Epifania che –  come vuole il detto popolare – “tutte le feste le porta via”.

Partiamo dall’etimologia della parola “epifania”, dal greco epiphàneia (manifestazione della divinità), composta da epi (dall’alto) e phànein (apparire).

Ma, il 6 gennaio si festeggia l’arrivo dei Re Magi alla grotta di Gesù Bambino o la Befana che di notte riempie le calze di dolci e carbone?

Torniamo un po’ bambini (ogni tanto fa benissimo!) ed occupiamoci della Befana.

Di probabili origini pagane, il personaggio della Befana (quasi esclusivamente italiano) era una strega benevola che abitava sui monti in mezzo al bosco, vicino alle carbonaie e portava doni in una calza: ai bambini cattivi carbone e a quelli buoni caramelle, frutta secca o biscottini.

Secondo una leggenda risalente intorno al XII secolo, la spiegazione dei doni fatti dalla Befana sarebbe collegata ai Re Magi che, non riuscendo a trovare la strada per Betlemme, chiesero informazioni ad una vecchietta che sgarbatamente si rifiutò di ascoltarli. Poi, essendosi pentita, preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, fermandosi ad ogni casa a donare dolciumi ai bambini nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

L’uso di mettere doni all’interno di una calza appesa al focolare nella notte della Befana avrebbe un valore propiziatorio e di rinnovamento per l’anno nuovo.

Perché in una calza? Presumibilmente per la doppia valenza di indumenti indispensabili contro il freddo e di contenitori perfetti a disposizione di chiunque.

Secondo la tradizione popolare, la Befana è vecchia e ricoperta di stracci perché rappresenta l’anno vecchio che se ne va via, cacciato da un colpo di scopa!

 

La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
con le toppe alla sottana:
Viva, viva la Befana!

Nel Cristianesimo l’Epifania indica la manifestazione, la presentazione di Gesù e il mondo cristiano ricorda l’incontro dei  Re Magi con Gesù bambino.

Nell’arte italiana troviamo molte rappresentazioni di questo incontro. Vediamone alcune.

Incominciamo con una breve introduzione alla Cappella degli Scrovegni a Padova:

https://youtu.be/syDOhOF0tcc

Adesso soffermiamoci ad ammirare l’”Adorazione dei Magi” di Giotto:

https://youtu.be/M-EwPVe9uss

Andiamo un po’ avanti negli anni ed è del 1423 l’”Adorazione dei Magi” di Gentile da Fabriano che si trova alla Galleria degli Uffizi a Firenze:

https://youtu.be/cyuTyJTaOCo

Restiamo nella Galleria degli Uffizi dove ci aspetta l’”Adorazione dei Magi” di Sandro Botticelli, opera datata 1475: https://youtu.be/EpdJ2_Ej4nM

Le feste sono finite e così pure il nostro tour.

NOTTE DI SAN SILVESTRO 

La Notte di San Silvestro (o vigilia di Capodanno), è la notte tra il 31 dicembre e il 1º gennaio (Capodanno).

Perché “Notte di San Silvestro”? Perché il 31 dicembre si festeggia San Silvestro papa.

Silvestro I è stato il 33º vescovo di Roma, e papa della Chiesa Cattolica dal 314 fino alla sua morte avvenuta il 31 dicembre 335, venerato anche dalle Chiese ortodosse.

Fu considerato in passato colui che convocò il primo concilio ecumenico di Nicea e riuscì a convertire l’Imperatore Costantino.

Alla sua morte fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso le Catacombe di Priscilla.

Nel 761 papa Paolo I fece traslare il suo corpo nella Chiesa di San Silvestro in Capite: https://youtu.be/HkQ7nZGE1pc

San Silvestro papa era il patrono dell’ordine cavalleresco chiamato “Milizia Aurata”. Nel 1841 papa Gregorio XVI, nell’ambito di una riforma degli ordini equestri, dalla Milizia Aurata separò l’”Ordine di San Silvestro Papa”, la cui Associazione di Cavalieri ha sede a Tivoli (Roma) nella chiesa dedicata al Santo: https://youtu.be/JwOj6MgTZi4

Tutti desideriamo che l’anno nuovo sia migliore di quello che sta per chiudersi e questo sarà il fortissimo desiderio che ci unirà  in ogni parte del mondo il prossimo 31 dicembre.

Ma, c’è anche un’altra cosa: perfino le persone più razionali e meno inclini alle superstizioni cedono alla tentazione di mettere a tavola cibi che attirano la buona sorte.

Vediamo quali sono i 5 cibi portafortuna da mangiare a Capodanno:

 

Lenticchie: perché con la loro forma tonda e appiattita ricordano le monete e perciò sulla tavola di Capodanno non possono mancare come auspicio di fortuna e ricchezza nell’anno che sta per iniziare.

Frutta secca: per gli antichi Romani la frutta secca era un simbolo ben augurante, soprattutto durante i matrimoni e così divennero il simbolo della famiglia unita.

Uva: simboleggia l’abbondanza. Un antico proverbio recita: “chi mangia l’uva per Capodanno conta i quattrini tutto l’anno”. Secondo la tradizione ogni acino d’uva rappresenta un mese diverso.

Melagrana: secondo la mitologia greca il melograno era una pianta sacra per Giunone e per Venere. Ancora oggi viene ritenuto simbolo di fertilità e ricchezza per i suoi grani rossi.

Peperoncini: rigorosamente rossi sono fondamentali per scacciare la cattiva sorte. Il loro effetto scaramantico è legato al colore e alla forma appuntita capace di distruggere il cosiddetto “malocchio”.

Già al tempo dei Romani era consuetudine nel periodo del solstizio, offrire un rametto d’alloro, fichi secchi e datteri, affinchè il nuovo anno recasse con sé dolcezza e vita. Oggi questa ritualità si è spostata al Natale.

La tradizione prevede anche altri rituali scaramantici per il primo dell’anno: vestire biancheria intima di colore rosso o gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati.

SANTO STEFANO 

Subito dopo il Natale, cioè il 26 dicembre, dal 1947 si celebra in Italia un’altra festività cristiana: il giorno di Santo Stefano, che è festa nazionale anche in Austria, Città del Vaticano, Croazia, Danimarca, Germania, Irlanda, Romania, San Marino e nella Svizzera italiana.

In questo giorno si ricorda il primo martire del cristianesimo secondo il Nuovo Testamento.

Stefano è stato il primo dei sette diaconi scelti dalla comunità cristiana perché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede.

Il suo martirio è descritto negli Atti degli Apostoli: fu accusato di blasfemia dal sinedrio e condannato alla lapidazione nel 36 d.C. Uno dei suoi principali inquisitori fu Saulo di Tarso, che poi si convertì lungo la via di Damasco (San Paolo).

E’ stato possibile fissare con una certa sicurezza la data della sua morte per il fatto che non sia stato ucciso mediante crocifissione (metodo usato dagli occupanti romani), bensì tramite lapidazione, tipica esecuzione giudaica. Ciò significa che la morte di Stefano è avvenuta nel 36 d.C. durante il periodo di vuoto amministrativo seguito alla deposizione di Ponzio Pilato, mentre il Sinedrio comandava in Palestina. https://youtu.be/WKSHrLeCn5A

Tra i molti luoghi di culto che in Italia sono dedicati a Santo Stefano, visitiamo la Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio (Roma)

https://youtu.be/f1rbQiE5wF4

Spostiamoci a Bologna per ammirare la Basilica di Santo Stefano:

https://youtu.be/dT_DW2IdDPE

Ed infine, anche a Venezia troviamo la Chiesa di Santo Stefano:

https://youtu.be/wp7zFcSA76U

DOLCE NATALE 

Dicembre, Natale, feste e … golosità!

Golosità legate anche alle tradizioni che vengono da lontano, come l’immancabile Panettone, così chiamato perché di forma più grande rispetto agli altri prodotti da forno.

Nato come pane arricchito di lievito, miele e uva secca, le sue origini sono legate ad alcune leggende ambientate nella Milano di fine ‘400.

https://youtu.be/XpzIjzl8edI

 

Lo sviluppo della forma e della confezione attuale del panettone risalgono alla prima metà del ‘900 quando Angelo Motta propose il cupolone e il “pirottino” di carta da forno.

 

Da Milano ci spostiamo a Verona, la cui golosità tipica natalizia è il Pandoro.

Il pandoro è il risultato dell’evoluzione del “nadalin”, dolce duecentesco veronese. Il suo nome risale invece ai tempi della Repubblica Veneziana, molto prospera nel Rinascimento, dove sembra che tra l’offerta di cibi ricoperti con sottili foglie d’oro zecchino, ci fosse anche un dolce a forma conica chiamato “pan de oro”. Un’altra storia segnala il pandoro come una derivazione della “brioche” francese che era il dessert della corte dei Dogi.

https://youtu.be/T9Hgd6iIUq4

Da Verona a Siena, la cui tradizione ci offre il Panforte di Siena a base di frutta secca e candita, miele e spezie, che può presentarsi nella versione bianca, ricoperto di zucchero a velo, o in quella nera con copertura di spezie.

La sua storia risale al medioevo quando Siena era snodo strategico del commercio delle spezie lungo la via Francigena.

Già nel 1200 nelle campagne senesi si producevano dei pani ricchi di miele e spezie, ma a partire dal 1400 il prodotto acquisisce notorietà grazie al commercio al di fuori del territorio locale e il suo nome si afferma nel 1800 in cui la produzione assume una dimensione più ampia.

Il panforte bianco nasce nel 1879 in onore della Regina Margherita di Savoia.

https://youtu.be/YoQXhqV5DZg

Ed infine troviamo il Torrone, dolce tipico natalizio che si presenta in diverse versioni a seconda della regione.

Il termine torrone deriva dal latino “torreo” (abbrustolire) con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle.

I suoi ingredienti hanno un valore simbolico: dolcezza (miele), forza della vita (mandorle), rinascita (albume d’uovo).

Le sue origini non sono certe: alcuni ritengono che una preparazione simile era presente nell’antica Roma come registrano alcuni scritti di Tito Livio.

Altri collegherebbero la ricetta agli arabi che l’avrebbero diffusa nel sud Italia e una leggenda cremonese identificherebbe il primo torrone tradizionale nel dolce di mandorle e miele a forma di torre preparato dai cuochi di corte per le nozze tra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza:

https://youtu.be/wx5jb-6gd1s

Questi sono i dolci natalizi più diffusi in tutta Italia, ai quali bisognerebbe aggiungere tante altre golosità tipiche dei piccoli centri.

Ma che Natale è senza luci? Infatti, le luminarie natalizie, da nord a sud,  fanno a gara in originalità e bellezza: https://youtu.be/voRtdujdef0

 

FERRAGOSTO – 15 AGOSTO

Festività di origine antica che si festeggia in Italia, nella Repubblica di San Marino e nel Canton Ticino.

L’origine della parola risale al 18 a.C. quando l’Imperatore Augusto istituì le “Feriae Augusti” (riposo di Augusto), che si aggiungeva alle altre festività già esistenti nello stesso mese, come i “Vinalia rustica” (19 agosto, dedicati alla protezione dell’uva che stava crescendo), i “Nemoralia” (dal 13 al 15 agosto in onore della dea Diana) o i “Consualia” (21 agosto, durante il periodo del raccolto, dedicate a Conso, dio dei granai e degli approvvigionamenti).

Era una festività pagana nel corso della quale in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro (buoi, asini e muli) venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Questa antica tradizione sussiste ancora oggi durante il “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto. Il vocabolo “palio” deriva dal “pallium”, cioè il drappo di stoffa pregiata che era il premio per i vincitori delle corse di cavalli.

La festa originariamente cadeva il 1º agosto, ma la Chiesa cattolica, volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria il 15 agosto.

Era consuetudine che, in occasione del Ferragosto, i lavoratori porgessero gli auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia e ciò fu reso obbligatorio nello Stato Pontificio durante il Rinascimento.

Attualmente a Ferragosto le persone usano farsi gli auguri come a Natale.

Durante il ventennio fascista,  nel periodo ferragostano, il regime organizzava, attraverso le associazioni delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari e dal 1931 al 1939 si misero a disposizione dei treni popolari con prezzi fortemente scontati.

Oggigiorno sussiste l’abitudine di fare la gita “fuori porta”, cioè fuori dalle antiche mura della città.

Come al solito, anche la gastronomia italiana ha un ruolo importante in questa festività, a seconda della regione.

Facciamo un percorso da nord a sud della penisola:

  • In Trentino e in Valle d’Aosta abbiamo i classici canederli, le polpette di pane e speck e la “Seupa à la Vapelenentse” a base di pane, fontina e brodo di carne;

  • in Lombardia il classico minestrone, nella versione fredda estiva;

  • in Veneto e in Liguria il pesce la fa da padrone con le sarde in saor e la capponadda (insalata di mare con tonno, acciughe, pomodori e olive);

  • il Friuli-Venezia Giulia e l’ Emilia Romagna puntano sulla pasta ripiena e i classici cappelletti al ragù;

  • i Piemontesi puntano sui dolci con la Margheritina di Stresa, un biscottino molto particolare che fu creato per la futura regina Margherita;

  • in Toscana troviamo il piccione arrostito;

  • in Umbria si mangiano gli gnocchi al sugo di papera e nelle Marche l’oca arrosto;

  • nel Molise trionfa un piatto rustico: i cavatelli al sugo di maiale;

  • a Roma, come in tutto il Lazio, non è ferragosto senza il pollo con i peperoni;

  • in Campania è d’obbligo la pizza di maccheroni;

  • in Puglia le orecchiette con le cime di rapa e in Basilicata l’agnello alla lucana;

  • in Calabria si va sulla pasta, la pasta chijna (pasta ripiena):

  • arriviamo alle isole per gustare i culurgiones i patate sardi ed il tipico gelo di melone siciliano, il cui ingrediente principale è l’anguria che al sud prende il nome di melone.

 9 LUGLIO

9 luglio 1816 / 9 luglio 2020 –  Festa dell’Indipendenza argentina – “Casa de Tucumán”.

L’immobile originale dell’emblematica “Casa de Tucumán” fu costruito nel 1760 circa su incarico del commerciante Diego Bazán y Figueroa quale dote per il matrimonio di sua figlia Francisca Bazán con Miguel Laguna.

Durante la “Revolución de Mayo” la casa era ancora di proprietà degli eredi di Francisca Bazán.  Più tardi è stata presa in affitto dallo Stato  ed è stata usata come caserma dopo la Battaglia di Tucumán nel 1812 e lo era ancora quando fu destinata come sede  del “Congreso de Tucumán” da marzo 1816 a gennaio del 1817.

Quando il Parlamento si trasferì a Buenos Aires, la casa tornò in mano ai legittimi proprietari e continuò ad andare in rovina per mancanza di manutenzione.

Nel frattempo, nel 1832 nasce a Sassetta (un piccolo comune in provincia di Livorno) Angelo Paganelli, il quale arriva a Tucumán nel 1860.

Ángel Paganelli (per i locali), di professione fotografo, nel suo studio si dedica con successo  a fare i ritratti delle donne dell’alta società tucumana e nel 1869 incomincia a fotografare anche i principali palazzi della città.

Fu allora che, per richiamare l’attenzione delle autorità,  i proprietari della “Casa de Tucumán” chiesero a Paganelli di fare alcuni scatti all’interno della medesima e fu importantissima l’unica fotografia dell’esterno della casa che metteva in evidenza il suo stato di degrado.

Lo Stato, che acquistò la casa nel 1874 e vi stabilì l’ufficio postale ed il telegrafo, non si occupò della sua manutenzione e nel 1903 era talmente malandata che  fu costretto a demolirla quasi completamente.

Nel 1941 la “Casa de la Independencia” fu dichiarata monumento storico nazionale.

Si costituì una commissione incaricata di studiare un progetto per ricostruirla com’era in origine, il quale fu affidato all’architetto Mario J. Buschiazzo. I lavori iniziarono nel 1942 e fu inaugurata il 24 settembre 1943.

Mario J. Buschiazzo, argentino di origini italiane, era il nipote di quell’architetto  Giovanni Antonio Buschiazzo (nato a Savona) che contribuì alla costruzione di edifici pubblici, ospedali (Durand, Muñiz, Rivadavia e Italiano) chiese (Iglesia de la Piedad, Iglesia del Carmen ed altre), banche (Banco Provincia a La Plata ed agenzie), cimiteri (Recoleta e Chacarita) e quartieri (Villa Alvear, oggi Palermo Viejo, e Villa Devoto) a Buenos Aires, nonché l’apertura dell’Avenida de Mayo, tra tante altre opere.

Questo brevissimo racconto di un pezzo di storia argentina serve a rafforzare quel concetto, che si ripete sovente nei discorsi, dello stretto legame che unisce i nostri due Paesi, e a dimostrare che da tantissimo tempo l’italianità è una valida presenza in questo territorio.

 

2 GIUGNO  – FESTA DELLA REPUBBLICA

Dopo sei anni dall’inizio della Seconda Guerra Mondiale, il 2 giugno 1946 si svolsero contemporaneamente il referendum istituzionale per decidere se l’Italia dovesse rimanere una monarchia oppure se essa dovesse essere sostituita dalla repubblica,  e l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Il 54% dei voti fu per lo stato repubblicano, superando di due milioni di voti quelli a favore dei monarchici.

E’ importante segnalare che fu la prima volta in cui votarono anche le donne. Ecco come ricordano quella giornata storica alcune testimoni dell’epoca: https://www.youtube.com/watch?v=igI_3NJVqtc.

Appena eletta, l’Assemblea nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, composta di 75 membri incaricati di stendere il progetto generale della carta costituzionale.

La Costituzione della Repubblica Italiana entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

Il prestigioso giornalista Indro Montanelli racconta brevemente in questo video alcuni particolari interessanti sui personaggi di spicco di quel 2 giugno 1946: https://www.youtube.com/watch?v=VzzFmK3SM-A&t=508s.

 

24 MAGGIO

Ogni anno il 24 maggio viene ricordata la partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale nel 1915, circa dieci mesi dopo l’avvio del conflitto, durante i quali il Paese conobbe grandi mutamenti politici.

La guerra durò fino al 1918. Tutto questo è costato parecchio, soprattutto vite umane. Immensi sacrifici di generazioni di italiani che andrebbero onorati e rispettati sia nei loro dolori che nei loro successi, ma anche per il coraggio con cui affrontarono che sfide che la  storia poneva loro dinanzi.

Si è scritto molto sulla  Grande Guerra e sul ruolo dell’Italia durante il conflitto.

Lo storico torinese Alessandro Barbero, specializzato in Storia del Medioevo e in storia militare, spiega in questo video con molta chiarezza, in modo colloquiale ed entusiasmante, il come ed il perché l’Italia entrò in guerra nel 1915:

https://www.youtube.com/watch?v=rkQRzX0sB_Y

1 MAGGIO

La notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio è una ricorrenza antichissima e carica di enormi significati simbolici.

Nel mondo celtico, ad esempio, questo momento dell’anno corrispondeva alla festa di Beltaine, in cui si celebrava – spesso con rituali orgiastici – la fecondità della natura e l’esplosione primaverile delle potenze della Terra.

Sopravvissuta in varie forme all’avvento del Cristianesimo, la ricorrenza del 1º Maggio finisce per assumere, specie a partire dal basso medioevo e dai prii secoli della modernità, il significato ambiguo e a volte sinistro di scatenamento della forze telluriche e delle potenze del caos; assumendo, specie nel mondo di lingua tedesca, il significato di “notte delle streghe” in cui le potenze sfrenate e dissolutrici del mondo magico e infero erano libere di vagare e manifestarsi per il mondo.

Ed è in questa veste che la data del 1º Maggio assume grande importanza nel mondo occultista a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo: un universo culturale dove suggestioni occulte e aspirazioni politico-riformatrici si mescolavano fra loro.

Non è un caso che proprio il 1º Maggio 1776 sia stato scelto dallo studente bavarese Adam Weishaupt per la fondazione del suo Ordine degli Illuminati. Nella sua mente quella data doveva avere il significato di una vera e propria evocazione di quelle potenze dissolutrici che, nel sogno degli Illuminati, avrebbero distrutto il “vecchio mondo”.

La data del 1º Maggio su definitivamente proposta come Festa dei Lavoratori a partire dalla Seconda Internazionale Socialista che si riunì a Parigi nel 1889. Sarebbe stata istituita in ricordo dei gravi incidenti accaduti nel 1886 a Chicago tra lavoratori in sciopero e polizia.

Nel 1955 il 1º Maggio è diventato una festa cristiana quando Papa Io XII propose ufficialmente la figura di San Giuseppe come modello per tutti i lavoratori, introducendo nel calendario della Chiesa la “doppia festa” per uno stesso santo. Infatti, il 19 marzo si festeggia la “paternità” di Giuseppe ed il 1º Maggio lo si celebra in quanto artigiano.

Prima di salutarci, vi lascio il link in cui  Giorgio Gaber (1939-2003)  recita il suo testo “IL TIChttps://www.youtube.com/watch?v=kt0AwAxj0v0

25 APRILE

25 aprile, festa nazionale della Repubblica Italiana, ricorre un nuovo anniversario della liberazione d’Italia (anche chiamato “Festa della Liberazione” o semplicemente “25 aprile”).

È un giorno fondamentale per la storia d’Italia e assume un particolare significato politico e militare, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze armate alleate, dall’Esercito Cobelligerante Italiano ed anche dalle forze partigiane durante la Seconda Guerra Mondiale a partire dall’8 settembre 1943 contro il governo fascista della Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione nazista.

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) proclamò l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia, facenti parte del Corpo Volontari della Libertà, di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere “in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano”, stabilendo – tra le altre cose – la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

Entro il 1º maggio tutta l’Italia settentrionale fu liberata: Bologna (il 21 aprile), Genova (il 23 aprile) e Venezia (il 28 aprile). La Liberazione mise così fine a vent’anni di dittatura fascista e a cinque anni di guerra. La data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo da parte dei suoi rappresentanti che porterà prima al referendum del 2 giugno 1946 per la scelta fra monarchia e repubblica, e poi alla nascita della Repubblica Italiana fino alla stesura definitiva della Costituzione.

Il termine effettivo della guerra sul territorio italiano, con la resa definitiva delle forze nazifasciste all’esercito alleato, si ebbe solo il 3 maggio, come stabilito formalmente dai rappresentanti delle forze in campo durante la cosiddetta “resa di Caserta” firmata il 29 aprile 1945.

Su proposta del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, il Re Umberto II (allora principe e luogotenente del Regno d’Italia), emanò un decreto legislativo luogotenenziale che recitava:

“A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale”.